Traducir
English French German Italian Portuguese Russian Spanish
ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • RMG – Coordinamento delle attività salesiane contro Covid-19 in 134 Paesi
    RMG – Coordinamento delle attività salesiane contro Covid-19 in 134 Paesi

    (ANS – Roma) – I membri della Famiglia Salesiana stanno lavorando in tutto il mondo, con uno sforzo senza eguali, per sostenere chi più soffre a motivo della pandemia. Come fa una grande organizzazione, attiva in molteplici attività in così tanti Paesi, a gestire un’operazione così ben oliata e su così vasta scala? A marzo 2020 l’Italia e pochi altri Paesi europei erano già nella morsa di Covid-19, blindati e con numerose restrizioni. Era il 25 marzo scorso quando 48 persone di varie Ispettorie e Paesi di tutti i continenti si sono incontrate online, in videoconferenza, e hanno condiviso informazioni su quanto stava accadendo nei loro Paesi, stabilendo una risposta coordinata da parte della Congregazione Salesiana.

    Il giorno dopo, il 26 marzo, don George Menamparampil, il coordinatore deputato dalla Congregazione alla gestione delle emergenze, ha scritto la sua prima lettera alle Ispettorie, annunciando l’apertura di un indirizzo e-mail specifico per tutta la corrispondenza riguardante questa crisi: solidarity.covid19@sdb.org. La posta inviata a quest’unico indirizzo viene consegnata ad ogni membro del comitato di crisi. Da parte sua il coordinatore ha subito fornito vari protocolli per l’invio di notizie, la raccolta di dati, le informazioni sulla disponibilità e la richiesta di risorse…

    Notizie, racconti, foto, video e dati di ogni tipo hanno iniziato a confluire nell’ufficio del coordinatore. Un’équipe negli Stati Uniti - (Shoestring Agency) – elabora i dati e le informazioni e prepara un briefing che il coordinatore condivide in tutto il mondo. Il coordinatore del Don Bosco Network (DBN) mantiene costantemente aggiornata una tabella delle risorse. Essa mostra in tempo reale le risorse richieste da qualsiasi struttura della Famiglia Salesiana in qualsiasi parte del mondo, le risorse disponibili e quelle già distribuite. Questa tabella garantisce l’assoluta trasparenza di tutte le risorse raccolte e distribuite.

    Dalla Sede Centrale di Roma il coordinatore della risposta d’emergenza, don Menamparampil, esamina tutto il materiale che arriva da ogni parte del mondo. Sceglie ciò che ritiene più importante per tutti da conoscere tra le notizie, i dati, le storie, le foto e i video. Ne prepara una selezione quotidiana in quattro lingue e l’invia per e-mail a circa 300 persone e strutture della Congregazione. Tale bagaglio informativo è stato spedito ogni giorno dal 26 marzo fino ad oggi, senza soste neanche nei fine-settimana e nei giorni festivi.

    Sin dall’inizio della crisi il Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, Don Ángel Fernandez Artime, ha inviato dei video-messaggi a tutta la Famiglia Salesiana per invitarla ad impegnarsi a rispondere a questa minaccia.

    Messaggio 1° aprile – Italiano - Inglese - Spagnolo.

    Messaggio 10 aprile – Italiano - Inglese - Spagnolo.

    Successivamente numerosi altri video sono stati prodotti da diverse Ispettorie e caricati sul canale YouTube aperto per l’emergenza: Don Bosco Solidarity VS Covid-19.

    Uno speciale video internazionale è stato prodotto con la partecipazione di persone provenienti da circa 70 Paesi di tutto il mondo. Il video spiega brevemente il lavoro svolto dalla Famiglia Salesiana nella lotta contro Covid-19. Anche in questo caso il video è stato realizzato in più versioni linguistiche: IngleseSpagnoloItaliano - FrancesePortoghese - Polacco - Coreano

    E per mantenere sempre desta l’attenzione sul tema, foto, video e brevi messaggi vengono caricati quotidianamente sulla pagina Facebook: Don Bosco Solidarity Vs Covid-19.

    • RMG CASA GENERALIZIA
    • Coronavirus
    • Procure Missionarie
    • Solidarietà
    • Don Bosco Network


    • Etiopia – “Sostenere i più poveri tra i poveri”: la missione dei salesiani di fronte alla pandemia
      Etiopia – “Sostenere i più poveri tra i poveri”: la missione dei salesiani di fronte alla pandemia

      (ANS – Addis Abeba) – Per contribuire alla lotta contro la pandemia di Covid-19 e le sue conseguenze sociali, le comunità salesiane in Etiopia identificano e sostengono "i più poveri tra i poveri", come espresso dall’Ufficio di Pianificazione e Sviluppo dei salesiani di Addis Abeba, capitale del Paese.

      Essi sostengono i bambini di strada e gli anziani vulnerabili. Questi due gruppi spesso dipendono dalla carità del resto della società e la situazione di reclusione li ha resi molto più vulnerabili.

      I bambini di strada si trovavano in una situazione devastante a causa della chiusura della stazione degli autobus. Prima ricavavano i loro guadagni giornalieri trasportando i bagagli dei viaggiatori e aiutando gli autisti con i passeggeri. In questi momenti di grande difficoltà, i salesiani li aiutano con un po’ di cibo e la formazione affinché conoscano le misure per evitare il contagio; addirittura, hanno anche insegnato loro come poter prepararsi da soli da mangiare, in modo sicuro.

      Anche i carcerati, rinchiusi nelle carceri sovraffollate, sono una delle principali linee dell’azione salesiana nella lotta contro Covid-19. In tal senso, i salesiani non fanno altro che seguire le orme del loro fondatore, Don Bosco.

      Il Comandante in Capo delle varie prigioni ha espresso la sua gratitudine dicendo che sono state sollevate dal sostegno dei salesiani nelle prigioni. Non avevano abbastanza contenitori d’acqua per il lavaggio delle mani, mascherine, sapone e disinfettanti per prevenire la diffusione del virus, ma sono state effettuate donazioni per migliorare questa situazione ed evitare così contagi di massa.

      L’intervento salesiano si è concretizzato nel fornire strumenti di prevenzione sanitaria e programmi di sensibilizzazione a 24.000 tra bambini e giovani dei 14 centri di educazione formale e non formale dove i Salesiani sono presenti in vari progetti educativi e sanitari in tutto il Paese (alcuni dei quali menzionati nei punti precedenti).

      Ma siccome è ben noto che “la carità comincia a casa propria”, i salesiani non hanno dimenticato i loro dipendenti che hanno famiglie numerose e sono stati molto colpiti dall’aumento dei prezzi di mercato.

      I salesiani coordinano sempre le loro iniziative con le autorità locali. L’acquisto di materiale igienico, cibo, mascherine… è abbinato a programmi di sensibilizzazione per apprendere le misure di sicurezza di base per contribuire a ridurre al minimo la diffusione della pandemia.

      In tutte le attività, le comunità salesiane organizzano programmi in collaborazione con gli Amministratori della struttura locale “Kebele”, i membri del Comando “Woreda” e la Polizia della Comunità.

      Fonte: Bosco Global

      {gallery}Etiopia - Covid-19 - 2020{/gallery}

      • Etiopia
      • AET AFRICA ETIOPIA
      • Coronavirus
      • Solidarietà


      • Stati Uniti – La dichiarazione contro il razzismo dell’Ispettoria degli Stati Uniti Ovest
        Stati Uniti – La dichiarazione contro il razzismo dell’Ispettoria degli Stati Uniti Ovest

        (ANS – San Francisco) – A seguito degli episodi di razzismo e violenza che hanno colpito gli Stati Uniti negli ultimi giorni, l’Ispettoria degli Stati Uniti Ovest (SUO) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in merito, che viene riportata di seguito.

        Insieme agli educatori e ai laici che condividono la nostra missione, i Salesiani dell’Ispettoria degli Stati Uniti Ovest condannano ogni forma di razzismo.

        Siamo oltraggiati dalle azioni orribili, dalle intollerabili violazioni della dignità umana e dalle perdite di vite umane che si sono verificate in queste ultime settimane; la perdita di altri fratelli e sorelle afroamericani va solo a dimostrare che il peccato di razzismo esiste ancora nel nostro Paese.

        Come il nostro fondatore, Don Bosco, educhiamo e accompagniamo i giovani, che spesso si trovano emarginati da una società che non ascolta le loro voci. I volti di George Floyd, Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, Christian Cooper e molti altri prima di loro si riflettono nei nostri studenti, nelle loro famiglie e nei nostri colleghi. Abbiamo già sentito storie simili. Abbiamo visto come il razzismo ha devastato il tessuto della nostra comunità. Come Don Bosco non rimase a guardare, così anche noi non possiamo più voltarci. Non possiamo rimanere in disparte, indifferenti e silenziosi. Il rispetto per la vita di tutti i giovani, delle loro famiglie e dei nostri colleghi ci chiamano all’azione.

        Sfidiamo la nostra comunità e i leader di governo a mettere da parte le differenze e a lavorare per far rispettare le leggi, le politiche e le istituzioni che porteranno a una vera guarigione e a un cambiamento radicale. Affermiamo il nostro impegno a educare i giovani affinché siano agenti di dialogo e protagonisti nella creazione di una società più giusta.

        Siamo solidali con tutte le persone di colore, che sono ingiustamente perseguitate e che soffrono di discriminazione etnica e razziale, una discriminazione che troppo spesso si esprime attraverso la violenza.

        Ascoltiamo il grido delle nostre sorelle e dei nostri fratelli frustrati e indignati. Ci uniamo a loro, nella loro preghiera e nella loro protesta non violenta, perché ci aiutino capire e a riconoscere che abbiamo bisogno di soluzioni trasparenti e adeguate di fronte alle atrocità che negano la dignità umana.

        Condividiamo il dolore e preghiamo per le vite che sono andate perdute e consoliamo le famiglie che piangono la loro morte. Continuiamo ad ascoltare e a imparare, celebriamo la ricchezza delle nostre diverse comunità e cerchiamo la riconciliazione quando non siamo riusciti a riconoscere il nostro ruolo nel perpetuare il dolore del razzismo.

        Noi crediamo che il razzismo sia un problema di vita. Guidati dal Vangelo e dalla nostra dottrina sociale cattolica, rinnoviamo il nostro impegno a lavorare insieme, instancabilmente, per elevare le voci e la vita di chi è ai margini; cercando modi per amplificare al meglio le storie, le esperienze e le prospettive di tutti i nostri fratelli e sorelle. L’azione di advocacy a favore degli emarginati, specialmente i giovani, è parte integrante del nostro modo di educare. Uniti, mano nella mano, indipendentemente dal nostro percorso di vita o dalla nostra fede, facciamo fronte comune contro l’oppressione, soprattutto in questi tempi difficili.

        • Stati Uniti
        • SUO STATI UNITI OVEST
        • Violenze
        • Razzismo


        • Italia – Il restauro del mosaico nel Tempio Don Bosco a Roma: un motivo di speranza in questo periodo di difficoltà
          Italia – Il restauro del mosaico nel Tempio Don Bosco a Roma: un motivo di speranza in questo periodo di difficoltà

          (ANS – Roma) – Il mosaico dietro l’altare del Tempio Don Bosco a Roma, raffigurante San Giovanni Bosco in Gloria, circondato da santi e beati della Famiglia Salesiana, dopo un restauro durato diversi mesi, è stato restituito domenica scorsa, nella solennità di Pentecoste, ai fedeli della basilica romana dedicata al santo piemontese. Un evento del genere, ha evidenziato Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare del settore Est per la diocesi di Roma, “dona una speranza nuova in un momento così drammatico”.

          La maestosa opera d’arte – 15 milioni di tesserine incasellate in 100 metri quadri di superficie – è stata presentata durante la celebrazione eucaristica del pomeriggio, presieduta per l’appunto da mons. Palmieri, alla presenza del parroco della basilica, don Roberto Colameo, e della sindaca di Roma, Virginia Raggi.

          Quattro sono stati i verbi che il vescovo ha voluto sottolineare nell’omelia, “fondamentali e a cui tutti aspiriamo: ovvero respirare una nuova speranza, uscire, incontrarci e abbracciarci”. Soprattutto, ha aggiunto il vescovo ausiliare, “una speranza che arriva dalla Pentecoste e che ci fa sperimentare come vivere nella pienezza dello Spirito Santo” e che bene si può associare all’evento del restauro del mosaico di Don Bosco, come metafora per condurre una vita rinnovata nella fede.

          “Un’opera d’arte preziosa, come preziosa è la storia della parrocchia e del quartiere – ha affermato l’on. Raggi nel suo saluto alla comunità alla fine della celebrazione –. Credo che non sia un caso ritrovarci qui, in questo luogo che è anche stato uno dei primi ad essere sanificato per poter permettere ai fedeli di partecipare nuovamente alle celebrazioni dopo il lockdown. Il restauro si unisce quindi a un momento dove siamo chiamati tutti a ricominciare, nonostante le difficoltà e le nuove regole”.

          Un altro spunto da cui prendere esempio arriva, secondo la Raggi, dal “coraggio dei restauratori”. Nonostante le quindici milioni di tessere e i cento metri quadrati di spazio su cui lavorare, “non si sono sconfortati e si sono messi a lavoro. Lo stesso coraggio – ha concluso – a cui siamo chiamati tutti, per rimanere uniti come comunità e poter un giorno tornare alla normalità”.

          Un momento, quello vissuto dall’intera comunità parrocchiale, di “estrema gioia e commozione”, ha commentato don Colameo. “La felicità di poter ammirare di nuovo il mosaico in tutta la sua bellezza – ha sottolineato – si unisce alla gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo. Nonostante l’emergenza sanitaria in corso è stato possibile proseguire e concludere il restauro, un modo quindi per rimanere vicini ai fedeli e alla gente del quartiere”.

          Quanto il mosaico di Don Bosco sia importante per la comunità della parrocchia a lui dedicata si è visto in occasione della celebrazione. Tutti i posti disponibili all’interno – in totale 200, il massimo consentito dall’ultimo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri – sono stati occupati e molti fedeli hanno seguito la celebrazione rimanendo, correttamente distanziati, sul sagrato antistante.

          “Restituire l’opera proprio in questi giorni – ha concluso il parroco – significa anche essere grati ai molti parrocchiani che, nelle scorse settimane, sono stati generosi verso chi era ed è tuttora in difficoltà economiche”.

          Salvatore Tropea

          Fonte: RomaSette

          • Italia
          • mosaico
          • Tempio Don Bosco
          • Roma


          • Uganda – Isolamento e carenza di cibo per i rifugiati di Palabek, a causa del coronavirus
            Uganda – Isolamento e carenza di cibo per i rifugiati di Palabek, a causa del coronavirus

            (ANS – Palabek) – L’emergenza coronavirus non è poi così diversa dalle altre crisi: i più poveri, alla fine, sono quelli che soffrono di più. I rifugiati sono lontani dalla loro patria e sopravvivono sulla base di ciò che gli viene dato, sognando la pace e il ritorno a casa. Non sono nati poveri e non hanno vissuto in povertà: hanno studiato, sono istruiti, ma la guerra li ha portati a fuggire con solo i vestiti che avevano addosso per salvarsi la vita.

            Questa è la situazione di oltre 55.000 rifugiati residenti nell’insediamento di Palabek, nel nord dell’Uganda. I salesiani, con cinque missionari, sono l’unica istituzione che vive con loro all’interno del campo. Se il coronavirus dovesse raggiungere l’insediamento sarebbe una catastrofe, perché non ci sono i mezzi sanitari per curarlo. Per questo motivo, fin dall’inizio, sono stati decretati il confinamento e il divieto di riunioni e la distribuzione di cibo è stata riorganizzata.

            Se gli economisti e gli analisti globali prevedono che milioni di persone perderanno il lavoro e altre sicurezze in questa crisi, i rifugiati stanno già soffrendo le conseguenze della pandemia. Ad aprile scorso hanno ricevuto solo il 70% della loro già magra razione di cibo regolare mensile per persona. Sono 9 kg di farina di mais, 6 kg di fagioli, circa mezzo litro di olio e qualche grammo di sale.

            Di fronte a questa situazione, nella quale la maggioranza dei bambini dell’insediamento patisce la malnutrizione, e le loro madri lo stress, sono intervenuti i salesiani. La soluzione è coltivare alimenti come cereali, ortaggi, semi di girasole. “Questo è il momento per essere molto creativi e innovativi con i rifugiati nel campo dell’agricoltura. Abbiamo preparato orti e frutteti, abbiamo affittato terreni dagli Ugandesi, stiamo iniziando ad allevare pollame, maiali e capre”, spiegano i missionari.

            Con il protrarsi delle piogge, il vero bisogno dei rifugiati è quello di semi e di semplici attrezzi manuali.

            Poiché i rifugiati hanno a disposizione appena 30 metri quadrati per casa, con un piccolo giardino annesso, i salesiani li hanno organizzati in gruppi e hanno affittato dei terreni per loro dai vicini Ugandesi. Quando è stato necessario, hanno anche arato la terra per loro.

            Allo stesso tempo, dato che la scuola tecnica è chiusa, un gruppo di rifugiati ha imparato a cucire le mascherine: un servizio che permette loro di ricevere una piccola entrata per aiutare le loro famiglie e che contribuisce alla sicurezza della comunità. Solo nelle prime due settimane di attività sono state realizzate 1.500 mascherine di stoffa per i rifugiati.

            I salesiani a Palabek sono grati per l’aiuto ricevuto dagli ambienti salesiani di tutto il mondo, ma ora chiedono sostegno per poter acquistare sementi e strumenti per continuare ad aiutare i rifugiati.

            Fonte: Misiones Salesianas

            • Uganda
            • Rifugiati


            • Siria – Un Paese che ha un enorme bisogno di aiuto. “Aspettiamo qualche buona notizia per poter ricominciare tutto da capo”
              Siria – Un Paese che ha un enorme bisogno di aiuto. “Aspettiamo qualche buona notizia per poter ricominciare tutto da capo”

              (ANS – Damasco) – Da quando, il 22 marzo scorso, è stato annunciato il primo caso confermato di COVID-19 in Siria, le principali operazioni militari nel Paese sono state congelate, gli scontri locali sono per lo più cessati e i movimenti di popolazione su larga scala - compresi i rientri e i trasferimenti - si sono fermati. Il progressivo deterioramento economico della Siria, tuttavia, non si è arrestato.

              Le restrizioni ai movimenti hanno portato le famiglie siriane vulnerabili sull’orlo della rovina. La grave contrazione dell’economia nazionale ha eliminato decine di migliaia di posti di lavoro. Anche le rimesse dei connazionali dall’estero, che finora sostenevano molte famiglie siriane, si stanno prosciugando, in un momento di forte calo del reale potere d’acquisto a fronte dell’aumento dei prezzi.

              Eppure, commentano dalla Siria, COVID-19 non ha stravolto il Paese. Piuttosto, la risposta della Siria alla pandemia ha accelerato il deterioramento economico che era già in atto molto prima che il virus raggiungesse il Paese, acuendo problemi quali riduzione o scomparsa dei salari, svalutazione della moneta, disoccupazione e contrabbando transfrontaliero.

              Per i lavoratori siriani, questa depressione dell’economia non poteva arrivare in un momento peggiore.

              In questo scenario a dir poco tragico, i Salesiani continuano a fare quello che hanno sempre fatto, anche durante la guerra: stanno accanto e soffrono con la popolazione, mettendo a disposizione quello che hanno.

              Johnny Azar, dell’oratorio salesiano di Aleppo, ha 28 anni, ama il teatro e la danza e ha sempre sognato di avere a disposizione uno spazio tutto suo, dove trasmettere la sua passione e l’arte ai giovani. Per questo motivo si è candidato al progetto di sostegno all’imprenditorialità giovanile dei salesiani della Siria. L’ha vinto e aveva già individuato il giusto ambiente per coltivare il suo sogno, aveva già elaborato il piano marketing dell’iniziativa… Ma è arrivato Covid-19.

              “Il finanziamento del progetto da parte dei salesiani era la luce in fondo al tunnel per me e l’ho seguita con passione… Purtroppo abbiamo dovuto mettere tutto in pausa per mesi” racconta.

              Con l’aiuto di alcuni amici – dato che la condizione attuale non gli permette di assumere manodopera specializzata – ha dato avvio ad alcuni piccoli lavori, come ripitturare i locali. Ma considerato che il suo sogno riguarda gli spettacoli, con la presenza di molte persone per le prove e le esibizioni, Johnny sa bene che la ripartenza non è dietro l’angolo.

              “Ci siamo fermati, adesso non possiamo fare molto… Aspettiamo qualche buona notizia per poter ricominciare tutto da capo” conclude.

              Hanna Faeza, invece, ha 51 anni. Anche lei vive ad Aleppo, con i tre figli di 20, 18 e 15 anni. Le uniche fonti di reddito della famiglia erano le paghe di due dei suoi figli, che lavoravano in un ristorante, ma alla chiusura dei locali sono rimasti privi di entrate. Il periodo della pandemia è stato duro: lei ha avuto l’influenza e tutti si sono preoccupati. Anche se adesso la paura maggiore riguarda il futuro e le possibilità di sopravvivenza.

              A Damasco, invece, vive Maher Almadour, tassista, sposato e con tre figli. Anche lui ha dovuto smettere di lavorare per il lockdown e così è terminato l’unico gettito economico che arrivava nella sua famiglia. “E’ stato davvero dura dare da mangiare e fornire i beni primari alla mia famiglia… Non è che non si trovino al mercato, ma hanno dei prezzi irraggiungibili”.

              Maher sta anche combattendo contro un tumore e deve fare fronte a costose spese sanitarie per la chemioterapia, senza considerare che uno dei suoi figli ha un disturbo neurale. Prima della pandemia la chiesa salesiana di Damasco riusciva ad aiutarlo economicamente.

              • Siria
              • MOR MEDIO ORIENTE
              • Solidarietà
              • Coronavirus


              • Paraguay – Circa 60.000 persone assistite dal Comitato di Emergenza Distrettuale di Minga Guazú
                Paraguay – Circa 60.000 persone assistite dal Comitato di Emergenza Distrettuale di Minga Guazú

                (ANS – Minga Guazú) – Minga Guazú è un comune del Paraguay situato nella zona centrale del dipartimento dell’Alto Paraná. I salesiani vi sono presenti con varie opere: l’Istituto Don Bosco, il Tempio Don Bosco, la parrocchia Maria Ausiliatrice, l’Istituto Maria Ausiliatrice e l’Istituto Tecnico Maria Ausiliatrice. La comunità salesiana di Minga Guazú coordina il lavoro logistico del Comitato di Emergenza Distrettuale creato all’inizio della crisi sanitaria per Covid-19, per alleviare, almeno in parte, i bisogni che cominciavano ad emergere nelle famiglie più vulnerabili della città.

                Il Paraguay, con una popolazione di oltre 7 milioni di persone, secondo gli ultimi dati ha 986 casi confermati, 11 morti e 477 guariti. Ma non si può abbassare la guardia, anzi, si sta lavorando affinché la popolazione non subisca le conseguenze o la povertà a motivo del confinamento.

                Il miracolo di Minga Guazú è stato costruito con la collaborazione di tante persone, associazioni e istituzioni, come il Comune e l’Ufficio del Governatore, al di là delle bandiere politiche e dei credo, con una presenza molto forte dei giovani della pastorale giovanile salesiana”, spiega don Sergio Maciel, coordinatore del comitato. 

                Nella prima fase, la sede del comitato è stata collocata nella comunità religiosa salesiana del km20. I kit alimentari sono stati distribuiti per aiutare le famiglie più bisognose, con la collaborazione dei coordinatori delle 65 cappelle della parrocchia. Quando l’organizzazione è cresciuta e le richieste sono aumentate, si è deciso di spostare la sede del comitato nell’Istituto Tecnico Maria Ausiliatrice, dove opera ancora attualmente.

                In questo duro lavoro di sostegno alle famiglie, la collaborazione di Itaipu Binacional (l’ente proprietario della diga di Itapu, NdR) è stata ed è tuttora fondamentale. Attualmente, il comitato sta distribuendo prodotti di base a circa 370 mense per i poveri in tutto il distretto di Minga Guazú, beneficiando oltre 60.000 persone.

                Secondo don Maciel il lavoro si svolge in una “piacevole atmosfera di gioia salesiana, una vera minga (lavoro comunitario, in lingua quechua, NdR), nello stile dei fondatori del Distretto”.

                Da parte sua, don Mario Villalba, Ispettore dei Salesiani in Paraguay, insieme a don Wilfrido Baez, Economo Ispettoriale, ha visitato la comunità ed è venuto a conoscenza del lavoro svolto dai salesiani di Minga Guazú.

                {gallery}PAR Minga Guazu - 2020{/gallery}

                • PAR PARAGUAY
                • Paraguay
                • Coronavirus
                • Solidarietà


                gototop