Traducir
English French German Italian Portuguese Russian Spanish
ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Spagna – “La tua voce pure è un rifugio”: per potenziare una cultura dell’accoglienza
    Spagna – “La tua voce pure è un rifugio”: per potenziare una cultura dell’accoglienza

    (ANS – Madrid) – Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), oggi ci sono nel mondo 68,5 milioni di persone che sono state costrette a fuggire dalle proprie case a causa delle guerre o delle persecuzioni per motivi di sesso, razza, religione, orientamento sessuale, opinioni politiche o per le conseguenze dei cambiamenti climatici.

    Di fronte a questa realtà, le Piattaforme Sociali Salesiane della Spagna lavorano per accompagnare i processi di accoglienza e integrazione di quanti richiedono protezione internazionale. Accompagnano principalmente bambini, adolescenti e giovani, la maggior parte dei quali giungono nel Paese non accompagnati; ma sviluppano anche programmi per assistere le loro famiglie e gli adulti particolarmente vulnerabili. Nel complesso, i vari organismi parte del Coordinamento Statale delle Piattaforme Sociali Salesiane assistono oltre 500 persone tra rifugiati e richiedenti protezione internazionale.

    Particolarmente degno di nota è il vasto programma di accoglienza per i richiedenti protezione internazionale e i rifugiati tra i 18 e i 26 anni: giovani doppiamente vulnerabili, per età e situazione sociale, che si trovano senza alcuna rete di sostegno familiare e senza accesso ad alloggi o occupazione dignitosi.

    In vista della Giornata Internazionale del Rifugiato, che si celebra domani, 20 giugno, le Piattaforme Sociali Salesiane della Spagna, attraverso la campagna #TuVozTambiénEsRefugio (La tua voce pure è un rifugio) vogliono rinnovare il loro impegno per l’accoglienza e l’inclusione di quanti cercano protezione internazionale e per tutti coloro che vivono situazioni di vulnerabilità nella società. Per questo invitano i membri della Famiglia Salesiana, i Cristiani, i governi e tutta la cittadinanza a garantire i mezzi necessari per difendere i diritti e la dignità dei rifugiati e dei richiedenti protezione internazionale.

    Al fine di garantire adeguate condizioni di accoglienza, la promozione del loro sviluppo integrale e la promozione dell’integrazione, i responsabili delle Piattaforme Sociali Salesiane sottolineano la necessità di migliorare il sistema per la richiesta di protezione internazionale. “Attualmente – spiega una tecnica specializzata nelle procedure d’accoglienza delle Piattaforme Sociali Salesiane – ci preoccupa il tempo che intercorre tra la richiesta di protezione e l’appuntamento per esaminare il caso; ad esempio, se oggi chiedi un appuntamento per il rinnovo, te lo fissano da qui a 5 mesi”.

    Gli educatori delle Piattaforme Sociali Salesiane, attraverso i loro profili sulle reti sociali, stanno condividendo l’hashtag #TuVozTambiénEsRefugio, con il quale raccontano le testimonianza dei giovani rifugiati e richiedenti protezione internazionale, per dare loro voce e per rendere visibile le loro storie, gli sforzi e il coraggio.

    • Spagna
    • Rifugiati
    • Migranti


    • Siria – Cominciano i lavori per la nuova casa salesiana di Damasco
      Siria – Cominciano i lavori per la nuova casa salesiana di Damasco

      (ANS – Damasco) – In Siria l’inizio dell’estate vede i Salesiani di Damasco e i loro collaboratori impegnati a realizzare i primi passi della creazione del nuovo centro che sorgerà nella periferia della città, nel quartiere di Jaramana, dopo che nello scorso mese di gennaio è stato finalizzato l’acquisto del terreno.

      Al momento sono in corso i lavori di recinzione del terreno e di creazione della strada di accesso. Nei prossimi mesi si procederà alla preparazione, pulizia e livellamento del terreno, e contemporaneamente, con il supporto di una squadra di progettisti, verrà redatto il progetto architettonico, che includerà il centro giovanile/oratorio, il cortile, la casa della comunità, la chiesa e un centro di formazione professionale.

      I salesiani accompagnano e servono la comunità cristiana a Damasco dal 1992, con particolare attenzione all’educazione dei giovani e dei bambini. Tale presenza è diventata ancora più significativa, nelle estreme difficoltà, a partire dal 2012, ed oggi circa 1.200 minori prendono regolarmente parte alle attività del centro.

      E tuttavia per molte persone oggi raggiungere il centro salesiano è molto problematico: il viaggio richiede tempo e comporta spesso rischi per la sicurezza, mentre la distanza fisica dalle famiglie rende difficile per i salesiani la loro opera di sostegno umano e solidale a chi ha bisogno di maggiore aiuto.

      Con la creazione del nuovo centro nel quartiere di Jaramana, i salesiani saranno in grado di amplificare il loro contributo allo sviluppo sociale, spirituale ed educativo della comunità cattolica di Damasco e di tutta la cittadinanza.

      “Un ringraziamento speciale va ai nostri benefattori che stanno sostenendo lo sforzo dell’Ispettoria MOR nel raccogliere risorse a favore di quest’opera, e alla Nunziatura Apostolica in Siria, che ha recentemente formalizzato il suo supporto all’iniziativa in una significativa lettera; invochiamo poi sempre la Provvidenza, perché continui a portare il suo prezioso aiuto nel raccogliere le risorse ancora necessarie per il terreno e per avviare finalmente le prossime fasi” concludono i Salesiani della Siria.

      Tutta l’Ispettoria del Medio Oriente (MOR) continua a pregare perché la pace torni finalmente e stabilmente in Siria, e che questo progetto possa giungere presto a termine ed essere motivo di gioia per le migliaia dei bambini e dei giovani che ogni giorno prendono parte alle attività nel centro di Damasco, e per quelli che ne potranno beneficiare in futuro.

      {gallery}Siria - MOR - Damasco{/gallery}

      • Siria
      • MOR
      • Nuova Presenza


      • R.D. Congo – Don Manolo Jiménez: “In Africa non ci sono solo problemi, ci sono anche vita e speranza”
        R.D. Congo – Don Manolo Jiménez: “In Africa non ci sono solo problemi, ci sono anche vita e speranza”

        (ANS – Kinshasa) – Nel loro Rapporto sulle Attività del 2018, le Pontificie Opere Missionarie indicano che ci sono quasi 11.000 missionari spagnoli attivi in 1.111 territori di missione sparsi nel mondo. Tra questi c’è anche il salesiano don Manuel Jiménez Castro, in Africa da 23 anni, prima in Togo e ora nella Repubblica Democratica del Congo, dove è il Superiore della nuova Visitatoria “Africa Congo Congo”. Da Kinshasa coordina 10 case salesiane della congregazione tra la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo.

        Don Jiménez è di Tarifa, e ha 59 anni. Fedele al carisma salesiano, si assicura che nelle case di cui è responsabile vengano promosse “l’educazione e l’evangelizzazione dei giovani, in particolare dei più svantaggiati”. Il lavoro quotidiano abbraccia più fronti: centri di accoglienza per minori che non hanno famiglia, per gli orfani a causa della guerra, per i ragazzi rifiutati – alle volte cacciati da casa perché accusati di stregoneria.

        Per tutti questi ragazzi le case salesiane hanno sviluppato un ampio sistema di Formazione Professionale. “Abbiamo laboratori di falegnameria, muratura, meccanica automobilistica, saldatura…”, racconta don Jiménez. Per il salesiano l’obiettivo principale è che tutti loro possano avere un futuro. “La nostra intenzione è dare a questi giovani la possibilità di avere un’educazione e una formazione che permettano loro di essere autonomi e indipendenti nella vita. L’obiettivo è il reinserimento: famigliare, quando possibile, e quando non lo è, almeno sociale”.

        Le case salesiane hanno anche scuole primarie e secondarie, che vengono frequentate anche da ragazzi che hanno una famiglia alle loro spalle; e diverse hanno anche una parrocchia, per sostenere l’evangelizzazione a supporto della Chiesa locale. “Alla fine, ogni casa fa un’analisi della situazione del luogo in cui si trova, vede quali sono i bisogni più urgenti della popolazione e stabilisce i servizi che possono essere più utili”.

        Don Jiménez conosce bene la realtà della Repubblica Democratica del Congo, e spiega che ci sono altre malattie oltre alla famigerata Ebola. “L’Ebola crea una morte quasi immediata, ma la verità è che in Africa in generale e in Congo in particolare, una malattia che ha causato e continua a causare più morti è la Malaria”.

        Il religioso salesiano riconosce che l’Africa deve fronteggiare molti problemi; e tuttavia “c’è una serie di valori che purtroppo vengono ignorati, e viene presentato solo il volto doloroso e miserabile dei Paesi africani. A me, africano d’adozione, tutto questo fa male. In Africa non ci sono solo problemi, ci sono anche vita e speranza, ed è questo che ci rende felici di trascorrere la nostra vita per queste persone che valgono la nostra dedizione”.

        Fonte: COPE

        • Repubblica Democratica del Congo
        • Repubblica del Congo
        • ACC
        • Missioni
        • Povertà
        • Malattie
        • Giovani a Rischio Sociale
        • Opzione Preferenziale


        • India – La scuola salesiana che apre le porte del mondo del lavoro
          India – La scuola salesiana che apre le porte del mondo del lavoro

          (ANS – Kalimpong) – Sulle colline a pochi chilometri fuori da Kalimpong, in quello spicchio d’India che si incunea tra Nepal, Cina e Bhutan, sorge una scuola tecnica salesiana che per i suoi programmi innovativi e per il tasso di occupazione dei suoi diplomati sta attirando sempre più giovani che vogliono studiarvi all’interno. “Il nostro istituto offre 12 programmi di formazione professionale per i giovani delle aree rurali, tra cui 1 corso biennale, 5 corsi di un anno e 6 corsi trimestrali” spiega il Preside, il salesiano coadiutore Lawrence Mondol.

          Il corso biennale, che rilascia un Diploma in Educazione Elementare riconosciuto dallo Stato, è rivolto a chiunque voglia ottenere un lavoro come insegnante nelle scuole primarie private. Poiché il corso ha dei prerequisiti per l’accesso – sia accademici, sia economici – e considerato che non tutti i giovani delle aree rurali riescono a farvi fronte, i salesiani hanno deciso di elaborare un corso di un anno che offra la medesima formazione, ma alla metà dei costi e con l’unica condizione di aver completato il ciclo delle scuole secondarie.

          Aggiunge il sig. Mondol: “Così gli aspiranti insegnanti possono iniziare ad insegnare nelle scuole elementari e nel frattempo continuare a studiare, in modo che un giorno siano insegnanti qualificati e a pieno titolo: questo è il sogno di ciascuno studente”.

          Aruna Soreng, Anju Sreshta, Sonam Rai e Phulamu Sherpa sono quattro studentesse che hanno frequentato la terza edizione del corso annuale. “Queste ragazze vengono dalle pianure di Siliguri e dalle colline di Kalimpong, sono figlie di braccianti giornalieri che non possono permettersi il programma biennale”, spiega il sig. Mondol, orgoglioso dei loro risultati accademici. Tra pochi giorni, il 24 giugno, tutte e quattro partiranno per Calicut, Stato del Kerala, dove inizieranno a lavorare per diversi istituti.

          “Oltre a uno stipendio iniziale di 9mila rupie al mese (circa 115 Euro, NdR), vitto e alloggio gratuiti nel campus, riceveranno gratuitamente anche una formazione al Metodo Montessori, e potranno raggiungere anche premi e incentivi per gli insegnanti più meritevoli”, spiega Joseph Jince, exallievo dell’istituto salesiano di Sonada, che dirige la “Kidzone Play School & Montessori” a Vattachira, vicino Calicut.

          Da parte sua don Fabian, un religioso vincenziano in questi giorni a Kalimpong alla ricerca di docenti da reclutare per un istituto a Jalalkhalli, vicino Krishnagar, Stato del Bengala Occidentale, ha osservato: “Le ragazze mi sembrano molto intelligenti, piene di energia e di talento. Oltre alla loro padronanza della lingua inglese, sembrano avere un dono naturale per l’interazione con i bambini”.

          Nel suo percorso formativo, il corso di formazione biennale accoglie ogni anno 15 studenti, mentre il programma annuale ne ospita 30 (tra cui quest’anno anche un ragazzo).

          Gli altri corsi offerti dalla scuola tecnica salesiana a Kalimpong sono: corsi per Segretarie e per Elettricisti, in Informatica, Meccanica Automobilistica, Discipline Alberghiere, Scienze del Turismo, Relazioni Pubbliche, Estetica, Corsi di Guida, per lo Sviluppo della Personalità e di Inglese parlato.

          Di don C.M. Paul, SDB

          • India
          • INC
          • Lavoro
          • Ragazze
          • Educazione


          • Perù – Un terremoto che ha distrutto persino il ricordo: “Soccorriamo i nostri fratelli sofferenti dando loro cibo e riparo”
            Perù – Un terremoto che ha distrutto persino il ricordo: “Soccorriamo i nostri fratelli sofferenti dando loro cibo e riparo”

            (ANS – San Lorenzo) – È scritto in una canzone di Julio Jaramillo: “Odiami, per pietà te lo chiedo… Odio chiedo, più che indifferenza”. Sembra che proprio “l’indifferenza” abbia nascosto la situazione delle persone che vivono nell’Amazzonia Peruviana. Un mese fa, il 27 maggio, quella regione è stata scossa da un forte terremoto che sembrava non avesse causato danni, ma solo perché nessuno si è ricordato degli abitanti della zona. I salesiani, che camminano con i bambini e i giovani più bisognosi, chiedono che l’oblio non seppellisca le speranze di aiuto e sostegno a quei popoli dimenticati, tra i quali i salesiani lavorano e donano la loro vita come fece don Luigi Bolla.

            “La regione più grande e più ricca di biodiversità del Perù è l’Amazzonia – afferma E. Ortiz – la quale copre il 60% del territorio del Paese. Conta 31 ecosistemi e 14.712 specie animali, e ospita una pluralità di culture ancestrali e oltre 60 gruppi etnici”. Eppure la regione è la più dimenticata di tutte, per l’indifferenza dei governi.

            I salesiani vi sono presenti dal 2001. La loro area di missione si trova nel dipartimento di Loreto, nelle comunità indigene di San Lorenzo, San Fernando e Kuyuntsa, dove accompagnano oltre 8.000 bambini, adolescenti, giovani e comunità.

            Da molti anni sono stati avviati progetti a favore delle comunità. A San Lorenzo ci sono una parrocchia, diverse cappelle, e un servizio itinerante nelle comunità indigene e lungo le rive del fiume Marañón, nell’ambito del Progetto VIS-Achuar. A San Fernando c’è il Centro di Formazione Interculturale “Yánkuam Jintia”, con diverse cappelle; mentre a Kuyuntsa sono attive delle parrocchie, servizi missionari itineranti e convitti per giovani indigeni.

            L’Amazzonia ha bisogno che siano ricostruite le infrastrutture del Centro di Formazione Interculturale “Yánkuam Jintia” di San Fernando, danneggiato dal terremoto, per continuare a fornire un’educazione tecnica di qualità e formazione umano-cristiana ai giovani indigeni delle etnie Achuar, Kandozi, Mestizos e Quechua.

            Inoltre, la struttura della casa d’accoglienza per ragazze indigene della Compagnia Missionaria di San Lorenzo deve essere riparata, mentre altre due cappelle missionarie dovrebbero essere restaurate per continuare a “evangelizzare educando ed educare evangelizzando”.

            Ora è il momento di soccorrere con cibo e riparo i fratelli e sorelle colpiti nelle comunità indigene di San Lorenzo, San Fernando e Kuyuntsa, che la società e il governo hanno dimenticato.

            • Perù
            • PER
            • Indigeni
            • Missioni


            • Italia – La sapienza dei salesiani maggiori: don di Mauro e don Voci
              Italia – La sapienza dei salesiani maggiori: don di Mauro e don Voci

              (ANS – Roma) – “Immagino gli anziani come il coro permanente di un importante santuario spirituale, in cui le preghiere di supplica e i canti di lode sostengono l’intera comunità che lavora e lotta nel campo della vita”. Sono parole di Papa Francesco, un Papa che con frequenza invita a prestare attenzione agli anziani, consapevole che sanno offrire uno sguardo sulla vita e una saggezza di valore inestimabili. Don Rodolfo di Mauro, siculo, di 101 anni, e don Pasquale Voci, calabrese, fresco centenario, sono due salesiani “maggiori” molto stimati e apprezzati dai loro giovani confratelli.

              Don di Mauro, nato il 16 maggio 1918 a Militello (CT), ha speso la sua vita al servizio del carisma di Don Bosco nella natia Sicilia. È la memoria storica della casa salesiana “Salette” di Catania, e nella sua vita ha dovuto fronteggiare guerre mondiali, povertà, la prepotenza della mafia, l’impegno quotidiano per sottrarre i giovani alla criminalità… Per questo ha imparato ad adattarsi continuamente, a trovare il buono in ogni spiraglio possibile, a non temere. E può permettersi di dire: “Devo ringraziare il Signore per ciò che ho fatto, sono passato dai lumi a petrolio all’era digitale… Io alla ‘Salette’ ho dato e ricevuto molto, e soprattutto ho imparato a non avere paura di niente, neanche della morte”.

              Don Voci è nato il 10 giugno 1919 a Sant’Andrea Jonio (CZ), e ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento scolastico nello stile educativo di Don Bosco. Oggi risiede nella casa di Salerno, Ispettoria dell’Italia Meridionale (IME), e con la tenacia che lo contraddistingue da sempre e con parole cariche di vita vissuta, ci tiene a sottolineare: “Il prete per svolgere con dignità la sua missione deve essere umile, sempre in ricerca delle tre Verità: Umanistica, Biblica e Patristica. Questa ricerca richiede impegno, abbassare la testa e darsi da fare”.

              Non si tratta di una teoria appresa dall’esterno, ma di un’esperienza maturata sulla propria pelle. Aggiunge infatti: “Il giorno lavoravo, la sera cenavo leggero per studiare di notte. In questo modo sono riuscito a laurearmi e ad abilitarmi all’insegnamento. Consiglio a tutti di investire nello studio. Quando il prete è ricco delle tre Verità, che lo rendono uomo, vicino a Dio e padre, allora è un sacerdote ‘apposto’; perché la cultura è la migliore arma per affrontare la missione”.

              Come s’addice il giudicare ai capelli bianchi, e agli anziani intendersi di consigli! Come s’addice la sapienza ai vecchi, il discernimento e il consiglio alle persone eminenti! Corona dei vecchi è un’esperienza molteplice, loro vanto il timore del Signore. (Sir 25, 4-6)

              Fonte: Salesiani in Italia

              {gallery}Don di Mauro e don Voci - 2019{/gallery}

              • Italia
              • Anziani
              • IME
              • ISI


              • Siria – La ragazza siriana che “desiderava” che la guerra continuasse
                Siria – La ragazza siriana che “desiderava” che la guerra continuasse

                (ANS – Aleppo) – Negli otto anni di guerra in Siria i salesiani sono rimasti nel Paese, al fianco delle centinaia di giovani e delle loro famiglie ad Aleppo, Damasco e Kafroun. “All’inizio della guerra non capivano che saremmo rimasti”, ricorda il missionario salesiano don Alejandro León, attuale Superiore dei salesiani in Medio Oriente. Ma la risposta era sempre la stessa: “Se la comunità alla quale Dio mi ha mandato è la mia famiglia, come posso abbandonarla nei momenti in cui ha più bisogno di me?”

                Tutti piangono qualcuno che è morto, molti hanno perso ciò che avevano e la maggior parte delle persone è stata costretta a cambiare residenza o a lasciare il Paese.

                Raggiungere la Siria e muoversi al suo interno non è facile. Come nel caso delle pandemie, molte organizzazioni internazionali e ONG hanno lasciato il Paese molto tempo fa. Tuttavia, la Chiesa, i Salesiani non se ne sono mai andati e continuano a stare al fianco della popolazione.

                La guerra si è conclusa nelle grandi città, ma rimangono piccole sacche di conflitto, e gli innumerevoli posti di blocco militari su strade e autostrade e i rombi degli aerei e alcune esplosioni lontane continuano a coesistere con le migliaia di bossoli e residui bellici che popolano i campi e gli edifici in rovina.

                In questi anni di guerra, ogni giovane può raccontare decine di aneddoti di situazioni di rischio, tensione e incertezza. “Quando salutavamo i nostri genitori al mattino loro cercavano di memorizzare com’eravamo vestiti nel caso di un riconoscimento… O ci scrivevano i loro numeri di cellulare sulle braccia nel caso succedesse qualcosa e avessimo dovuto avvertirli” spiega Biso Aghas, una giovane donna di Aleppo.

                Majdoleen Alzukimi ha 23 anni e frequenta il Centro Giovanile Salesiano di Damasco da quando aveva sette anni. La sua storia è solo un altro esempio di tutte quelle che contengono il dolore e il trauma della guerra, ma anche la speranza per la pace e il futuro. Suo padre è stato reclutato, come moltissimi altri, per il servizio militare obbligatorio, ed inviato al fronte di guerra. “Lo vedevamo un giorno alla settimana. In teoria era in una zona sicura e vicina, ma la paura e la preoccupazione per lui ci accompagnavano sempre”, ricorda.

                Né lei, né la sua famiglia può dimenticare il 21 marzo 2018, giorno della Festa della Mamma in Siria. Erano gli ultimi giorni di guerra a Damasco e i bombardamenti si intensificavano. Una delle ultime bombe che cadde su Damasco uccise suo padre e così la giovane Majdoleen dev’essere l’unica persona in Siria che dice in lacrime: “Avrei desiderato che la guerra non fosse mai finita a Damasco, perché la sua fine ha significato che mio padre è morto. Se la guerra fosse continuata, oggi mio padre sarebbe ancora vivo”.

                Di Alberto López

                Fonte: Misiones Salesianas/Vida Nueva

                • Siria
                • MOR
                • Violenze
                • Guerra


                gototop