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ANS - Agenzia Notizie Salesiana
ANS - Agenzia Info Salesiana. Periodico plurisettimanale telematico, organo di comunicazione della Congregazione Salesiana

  • Italia – Samba e Ahmed: storie di ordinaria integrazione
    Italia – Samba e Ahmed: storie di ordinaria integrazione

    (ANS – Roma) – Samba Dieye è un giovane senegalese arrivato in Italia nel 2011, all’età di 16 anni e accolto presso la comunità salesiana per minori di Sassari. Dal suo stesso Paese è arrivato in Italia anche Ahmed, che di anni ne ha ora 17 ed è residente nella Comunità Minori Stranieri Non Accompagnati dell’oratorio “San Luigi” di Torino. Le loro storie testimoniano la validità dei processi di accoglienza e accompagnamento portati avanti da tante persone di buona volontà, seguendo lo spirito di Don Bosco

    Grazie al sostegno degli educatori di Sassari, Samba è riuscito a riprendere gli studi, a diplomarsi e a decidere di intraprendere il percorso universitario presso la Facoltà di mediazione linguistica e culturale. Qualche giorno fa ha offerto una testimonianza in Senato a margine di un intervento dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, dott.ssa Filomena Albano, sui Diritti dell’infanzia con un focus particolare sul tema dei Minori Stranieri Non Accompagnati.

    Rivolgendosi ai senatori riuniti a Palazzo Madama ha detto: “Il desiderio che ho maturato in questi anni, vivendo questa esperienza di difficile ma positiva integrazione, è stato di diventare mediatore culturale, per essere un confine tra due realtà che per conoscersi e apprezzarsi hanno bisogno semplicemente di comunicare tra loro e scambiare esperienze”.

    Accompagnato da Marco, responsabile della comunità “Il Sogno” di Sassari, Samba ha concluso il suo intervento con un ringraziamento speciale: “Per mantenermi agli studi e ricambiare l’aiuto ricevuto dai Salesiani e dal Paese che mi ha accolto, quest’anno ho deciso di impegnarmi anche nel Servizio Civile Nazionale presso la stessa comunità che mi ha accolto. L’ho fatto principalmente perché sento il dovere di ricambiare in qualche modo ciò ho ricevuto perché nel mio Paese di origine si usa così”.

    Ahmed, da parte sua, oltre ad essere accolto presso l’oratorio “San Luigi” di Torino è stato accolto in una proposta di “affido leggero” da parte di una famiglia torinese. Di quest’esperienza ne ha parlato la sig.ra Antonia, che per lui ha cercato di essere una mamma ed un’educatrice. “Da qualche mese insieme alla mia famiglia seguiamo Ahmed, che invitiamo il sabato e la domenica a passare del tempo da noi in famiglia. Con lui via via si è instaurato un rapporto di fiducia reciproca, abbiamo cominciato a conoscerlo e a farci conoscere, e sempre in famiglia ha passato il giorno di Natale”.

    Il loro non è solo un affido leggero, ma un vero accompagnamento. “Siamo più un punto di riferimento per questi ragazzi con cui speriamo di costruire un ponte fino al raggiungimento dei 18 anni, quando poi cammineranno da soli. Ci siamo magari per un consiglio, per passare del tempo insieme, affinché non si sentano mai da soli. Per tenerli per mano sperando di avere trasmesso loro i valori più importanti, aiutandoli ad integrarsi nella nostra comunità. Perché non si diventa grandi dall’oggi al domani” ha aggiunto.

    Conclude allora la sig.ra Antonia con un appello: “Abbiamo bisogno di altre famiglie che accolgano questa proposta: perché se uno è genitore, è genitore anche degli altri. Nel cuore di una mamma c’è spazio per tutti”.

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    • India – I Salesiani di Bangalore solidali con la popolazione dello Yemen
      India – I Salesiani di Bangalore solidali con la popolazione dello Yemen

      (ANS – Bangalore) – “Con preoccupazione seguo la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen, già stremate da anni di conflitto…”. Le parole del Papa dopo la recita dell’Angelus di domenica scorsa hanno focalizzato l’attenzione su un Paese stremato da oltre tre anni di guerra civile, che ha causato circa 15.000 vittime e che ha costretto alla fuga più di tre milioni di persone: praticamente oggi uno yemenita su 8 vive lontano dalla propria casa. Nel Paese hanno servito come missionari per diversi anni anche i Salesiani dell’Ispettoria indiana di Bangalore, che oggi rilanciano l’invito del Papa alla preghiera in favore della popolazione yemenita.

      È don George Muttathuparambil, attuale Ispettore di Bangalore, a manifestare tutta la gravità della situazione e l’urgenza della preghiera. “Questa guerra è ingiusta. Le persone soffrono in modo atroce” racconta il Salesiano.

      “Ho visto l’orrore della guerra in Yemen. Dobbiamo pregare per la pace”, prosegue, rilanciando così l’appello di Papa Francesco e di mons. Paul Hinder, il Vicario apostolico dell’Arabia meridionale – che si estende su Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen – che aveva a sua volta rinnovato, nella giornata di lunedì 18 giugno, l’appello del Pontefice.

      Il Paese mediorientale don Muttathuparambil lo conosce bene: vi è stato dal 2010 al 2016, dapprima a Hodeidah e poi a Taiz. Era lì quando, il 4 marzo del 2016, presso Aden, un gruppo islamista rapì dalla casa per anziani delle Missionarie della Carità il suo confratello don Tom Uzhunnalil, massacrando anche quattro religiose e altre 12 persone. Viste le pericolose condizioni nel Paese, il 30 marzo 2016 il sacerdote è stato costretto a lasciare la missione per fare ritorno in India, ma attende di tornare al servizio della popolazione yemenita.

      La vicinanza spirituale alla popolazione dello Yemen i Salesiani di Bangalore la esprimeranno, in particolare, nella giornata di sabato prossimo: “Il 23 giugno – spiega don Muttathuparambil – offriremo una Messa e un’adorazione eucaristica in solidarietà [con la popolazione]. Insieme alla mia comunità, tempesterò il Paradiso [di preghiere] per la pace in Yemen. Preghiamo Dio affinché egli intervenga e porti giustizia e pace”.

      Conclude, infine il religioso: “La situazione è molto grave, le persone hanno bisogno di cibo, acqua, medicine. Tutto è stato distrutto. Ci uniamo a mons. Hinder nella preghiera. Egli è molto preoccupato per la regione e per i cristiani che vivono nelle quattro parrocchie” – Sana’a, Taiz, Hodeidah e Aden.

      Fonte: AsiaNews

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      • Etiopia – Nuove opportunità per il futuro dei rifugiati, grazie a Salesiani e VIS
        Etiopia – Nuove opportunità per il futuro dei rifugiati, grazie a Salesiani e VIS

        (ANS – Gambella) – Ha solo 22 anni, ma deve prendersi cura di quattro bambini. Due sono suoi, due di sua sorella, morta insieme al marito durante gli scontri in Sudan del Sud. Nyanthiay ha preso con sé i piccoli e ha camminato per venti giorni, verso l’Etiopia: “Sono stata costretta a lasciare mio marito e mia madre. Il mio obiettivo era portare in salvo i bambini, in un posto sicuro dove non ci sono la fame e la guerra”. Nyanthiay è tra gli oltre 17mila rifugiati originari del Sudan del Sud arrivati quest’anno al campo di Nguenyyiel, nella regione di Gambella, che ne ospita quasi 100mila.

        La protezione dell’infanzia e la formazione professionale dei giovani è parte del progetto che i Salesiani in Etiopia, insieme all’ONG “Volontariato Internazionale per lo Sviluppo” (VIS), portano avanti in quel campo: oltre al centro ricreativo e sportivo, che offre ai bambini e agli adolescenti del campo un luogo educativo sicuro, da febbraio scorso sono stati attivati corsi brevi di falegnameria, costruzione, sartoria e corsi per parrucchiere, che hanno coinvolto 140 ragazzi e ragazze del campo, grazie al sostegno finanziario dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

        I corsi sono stati tenuti dal personale dei Salesiani, e hanno coinvolto, così come vuole lo stile ereditato da Don Bosco, i ragazzi più emarginati, quelli esclusi dai percorsi scolastici “classici”. A tutti loro sono state proposte attività pratiche e utili ad imparare una professione, in modo da permettergli nel futuro, anche prossimo, di trovare un lavoro e migliorare così la qualità della loro vita e dei loro cari.

        Gli allievi hanno frequentato i laboratori con entusiasmo e alcuni di loro si sono organizzati in gruppo per continuare autonomamente la professione appresa, grazie a dei kit appositamente forniti dagli operatori del progetto per aiutarli nella delicata fase dell’ingresso nel mondo del lavoro.

        Domenica scorsa, 17 giugno, presso il campo si è svolto l’evento di chiusura del progetto, con la premiazione dei primi 5 studenti per ogni corso, l’esposizione a scopo dimostrativo di alcuni prodotti artigianali creati nei laboratori, e diverse e colorate esibizioni artistiche.

        Grazie al sostegno del VIS il centro attivo presso il campo resterà aperto anche dopo la chiusura dei corsi, e anzi si sta pensando già ad un secondo ciclo di corsi professionali, da organizzare sempre con il contributo dell’esperienza dei Salesiani.

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        • España -Las siete claves del Instrumentum laboris del Sínodo de los jóvenes
          España -Las siete claves del Instrumentum laboris del Sínodo de los jóvenes

          Este martes 19 de junio, tuvo lugar en la Oficina de Prensa de la Santa Sede, la conferencia de prensa de presentación del Instrumentum laboris de la XV Asamblea General ordinaria del Sínodo de los Obispos, que tendrá lugar del 3 al 28 octubre, sobre el tema: “Los jóvenes, la fe y el discernimiento vocacional”.

          La conferencia contó con las intervenciones del Card. Lorenzo Baldisseri, Secretario General del sínodo de los Obispos, Mons. Fabio Fabene, sub-secretario; el P. Giacomo Costa SJ, Secretario Especial de la XV Asamblea General Ordinaria del Sínodo de los Obispos; y Don Rossano Sala, S.D.B., Secretario Especial de esta XV Asamblea.

          El documento presentado, describe las variedades, las esperanzas y las dificultades de los casi 2 mil millones de jóvenes, entre 16 y 29 años, un cuarto de la humanidad del mundo entero. Estructurado en tres partes: reconocer, interpretar y elegir, trata de ofrecer las justas claves de lectura de la realidad juvenil, basándose en diversas fuentes, entre las cuales, un Cuestionario en línea que agrupa las respuestas de más de 100 mil chicos.

          Qué quieren los jóvenes de la Iglesia
          ¿Qué es lo que quieren los jóvenes de hoy? Pero, sobre todo, ¿qué buscan en la Iglesia? En primer lugar desean una “Iglesia auténtica”, que brille por “ejemplaridad, competencia, corresponsabilidad y solidez cultural”, una Iglesia que comparta “su situación de vida a la luz del Evangelio más que dar sermones”, una Iglesia que sea “transparente, acogedora, honesta, atractiva, comunicativa, accesible, alegre e interactiva”. En fin, una Iglesia “menos institucional y más relacional, capaz de acoger sin juzgar previamente, amiga y cercana, acogedora y misericordiosa”.
          Tolerancia cero contra los abusos

          Pero están también quienes a la Iglesia no le piden nada o sólo ser dejados en paz, considerándola un interlocutor no significativo o una presencia “fastidiosa o irritante”. Y las razones de esta actitud crítica son los escándalos sexuales y económicos, sobre los cuales los jóvenes piden a la Iglesia que refuerce “su política de tolerancia cero contra los abusos sexuales dentro de las propias instituciones”, la falta de preparación de los ministros ordenados, que no saben interceptar la sensibilidad de los jóvenes, y la fatiga de la Iglesia mismo de “dar razón de las propias razones doctrinales y éticas de frente a la sociedad contemporánea”.

          Las 7 palabras clave del documento
          1.- Escucha: los jóvenes quieren ser escuchados con empatía, precisamente “allí donde se encuentran, compartiendo su existencia cotidiana” y desean que sus opiniones sean consideradas, buscan sentirse parte activa de la Iglesia, sujetos y no meros objetos de evangelización. Todos los jóvenes quieren ser escuchado, sin excluir a nadie, porque la “escucha es la primera forma de lenguaje verdadero y audaz que los jóvenes piden en voz alta a la Iglesia”.

          2.- Acompañamiento: los jóvenes piden se acompañados, a nivel espiritual, formativo, familiar, vocacional. Este acompañamiento no es, de hecho, una opción con respecto al deber de educar y evangelizar a los jóvenes sino un deber eclesial y un derecho de todo joven” que sirve para formar conciencias y libertad, a cultivar sueños pero también a “emprender pasos concretos en las estrecheces de la vida”. Y en este marco el papel de la familia es central y sigue representando una referencia privilegiada en el proceso de desarrollo integral de la persona”.

          3.- Conversión: el tema de la conversión es tratado ampliamente en el documento sinodal: está el drama de jóvenes cristianos que “representan una minoría expuesta a la violencia y a la presión de la mayoría que pretende su conversión” como así también la solicitud de una “conversión sistemática” en el ámbito educativo para que todas las estructuras formativas y sus miembros inviertan más en la “formación integral” de manera que no se transmitan sólo contenidos, sino que se dé también testimonio “de madurez humana”, para hacer que los jóvenes sean sujetos y protagonistas de su misma vida.

          4.- Discernimiento: es una de las palabras mayormente presentes en el Documento, entendido como “estilo de una Iglesia en salida”, para responder a las exigencias de los jóvenes. El discernimiento debe ser ofrecido a las jóvenes generaciones como “instrumento de lucha” que los haga capaces de reconocer “los tiempos de Dios” y “no desaprovechar” sus inspiraciones y su “invitación a crecer”. Discernimiento que es un “don y riesgo” porque no es inmune al error, pero enseña a los jóvenes la disponibilidad a sumir decisiones que cuestan.

          5.- Desafíos: discriminación religiosa, racismo, trabajo precario, pobreza, migraciones forzadas y trata: son muchos los desafíos que deben enfrentar los jóvenes de hoy, y muchos de ellos, explica el Instrumentum Laboris, son generados por fenómenos de exclusión, por la “cultura del descarte”, por un uno impropio de las nuevas tecnologías digitales tan difusivas pero también arriesgadas por el fenómeno del “Dark web” que pueden generar.

          6.- Vocación: a este respecto el Documento evidencia la visión reductiva del término “vocación”, ya que la pastoral vocacional es entendida como una actividad finalizada sólo al reclutamiento de sacerdotes y religiosos. Por ello, surge la necesidad de volver a pensar la pastoral juvenil vocacional para que sea “de amplio respiro”. De hecho cada joven tiene su vocación que puede ser expresada en varios ámbitos: familia, estudio, profesión, política… convirtiéndose en “un eje de integración de todas las dimensiones de la persona”.

          Con respecto las vocaciones sacerdotales la Iglesia está llamada a reflexionar porque es innegable su preocupación por la disminución del número de los candidatos, y esto hace necesario – señala el Instrumentum – una reflexión renovada sobre la vocación al ministerio y una pastoral vocacional que sepa hacer sentir la fascinación de la llamada de Jesús a transformarse en pastores de su rebaño”

          7.- Santidad: el Documento sinodal concluye con una reflexión sobre la santidad, porque esta debe ser propuesta como “horizonte accesible a todos los jóvenes”. La juventud es un tiempo de santidad, y como todos los santos nacieron jóvenes, la narración de su vida puede permitir a los chicos de hoy que cultiven la esperanza para que “con coraje – como escribe el Papa Francisco en la oración final del Documento – tomen la vida en sus manos, apunten a las cosas más bellas y más profundas y conserven siempre un corazón libre”.

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          • Italia – Don Bosco Napoli: ragazzi cristiani e musulmani pregano insieme
            Italia – Don Bosco Napoli: ragazzi cristiani e musulmani pregano insieme

            (ANS – Napoli) – Per il secondo anno consecutivo, presso la casa salesiana “Don Bosco” di Napoli, in occasione della fine del Ramadan, ragazzi cristiani e musulmani hanno pregato insieme con preghiere prese dal Corano, in arabo, e con alcuni salmi presi dalla Bibbia, in italiano. La serata è iniziata con l’invito alla preghiera con il canto tipico del muezzin e con il suono delle campane e si è concluso con lo scambio della pace tra tutti i partecipanti. 

            I ragazzi della comunità “Il Ponte”, che ospita attualmente una quindicina di Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA), hanno organizzato l’incontro invitando amici, coetanei delle altre comunità, “exallievi” della struttura e conoscenti. Circa una cinquantina di ragazzi di diverse nazioni, lingua e religioni. 

            La maggior parte dei ragazzi che erano presenti ha vissuto l’esperienza difficile del viaggio dal proprio Paese all’Italia attraversando la Libia e, su un gommone, il mare. Un viaggio durato mesi, se non anni, compiuto senza un adulto di riferimento per raggiungere un futuro possibile in Europa. Non pochi hanno un carico di vita pesante alle spalle, rappresentato da violenze, torture, schiavitù, abusi.

            Nel periodo in cui sono presenti nella comunità affrontano le sfide dell’integrazione, decisive per il loro futuro in Italia e in Europa, che vanno dall’apprendimento della lingua italiana all’inserimento scolastico e lavorativo e alla regolarizzazione del permesso di soggiorno.

            “Il momento di preghiera e di festa è stato voluto fortemente da questi ragazzi, non solo come momento di aggregazione ma, soprattutto, come una grande testimonianza di unità e di rispetto reciproco” ha spiegato don Giovanni Vanni, responsabile della comunità dei MSNA ed Economo.

            Tutti i giovani presenti hanno invocato insieme il dono della pace come benedizione di Dio e manifestato, così, la loro solidarietà agli immigrati di oggi che soffrono a causa della violenza, della povertà e di tante situazioni politiche in Italia e sparse per il mondo.

            La serata è continuata con un momento conviviale iniziato, come vuole la tradizione mussulmana, con il dono di un dattero e conclusasi con un momento espressivo musicale.

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            • El Salvador – Premiato un progetto per la purificazione dell’acqua presentato da alcuni allievi dell’Università Don Bosco
              El Salvador – Premiato un progetto per la purificazione dell’acqua presentato da alcuni allievi dell’Università Don Bosco

              (ANS – San Salvador) – Un progetto sviluppato dagli studenti del corso di Disegno Strategico della Scuola di Comunicazione “Mónica Herrara” (ECMH) e dagli studenti dei corsi di Disegno Industriale e Disegno Grafico dell’Università Don Bosco (UDB) di El Salvador, denominato “Design for Vulnerability”, è stato presentato a maggio New York, nell’ambito della Fiera Internazionale del Mobile Contemporaneo (ICFF, in inglese). Il progetto è stato vincitore del premio assegnato nella sezione “scuola” da parte dei giornalisti delle riviste specializzate.

              Il problema dell’accesso all’acqua è sempre più percepito in tutto il mondo; in alcuni Paesi già si sperimenta la scarsità di acqua potabile. Basta considerare alcune cifre in merito: circa 1,1 miliardi di persone nel mondo non ha accesso diretto a fonti di acqua potabile e circa 1.400 bambini di età inferiore ai cinque anni muoiono quotidianamente per malattie legate alla mancanza di accesso all’acqua potabile e ad un’adeguata igiene.

              Il progetto è nato dallo studio dell’accesso all’acqua potabile nella comunità El Majahual, situata nella zona costiera del Dipartimento “La Libertad” di El Salvador. Solo il 25% degli abitanti in quella zona ha accesso all’acqua potabile attraverso un sistema di condotte per la distribuzione e la gestione; il restante 75% cerca un accesso alternativo all’acqua, attraverso fonti naturali, raccolta di acqua piovana durante la stagione invernale, pozzi, acqua di fiume o sorgenti di acqua dolce. Queste fonti sono contaminate da rifiuti biologici e solidi, che generano la proliferazione di malattie, le quali, a causa della mancanza di organizzazione delle unità sanitarie e della loro lontananza, risultano difficili da debellare.

              Di fronte a questa sfida, l’équipe multi-disciplinare di allievi universitari di entrambe le università, insieme a professionisti di diversi settori, ha progettato un sistema di filtraggio per l’acqua contaminata di quelle fonti, che la purifica e la rende idonea per il consumo umano.

              È stato così sviluppato un filtro composto da tre strati di materiali estratti dalle risorse esistenti nell’area costiera, e la sua efficacia è stata convalidata da diversi professionisti e istituzioni esperti nel trattamento delle acque, tra cui: il Laboratorio di Qualità Integrale “Fusades”, il Centro di Tecnologia Applicata (CTA), “AZURE” e lo “Stove Team International”.

              Il filtro è un prodotto a basso costo e facile da produrre e in futuro può essere replicato in altre aree con difficoltà di accesso all’acqua.

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              • Italia – Sefica, la combattente: una storia di sofferenza e di condivisione
                Italia – Sefica, la combattente: una storia di sofferenza e di condivisione

                (ANS – Roma) – Il 13 giugno Sefìca ha compiuto 23 anni. Sefìca è una ragazza rom che si trova in ospedale dal 2 gennaio 2018 perché è stata investita da un auto davanti al suo campo. Nell’impatto ha sbattuto violentemente la testa su un cordolo ed è stata salvata dal pronto intervento del fratello. Ma sui giornali non è stato scritto neanche un articolo, perché stavolta le parti di vittima e carnefice erano invertite rispetto al consueto pregiudizio.

                Sefìca ha frequentato il corso di ristorazione al centro minori del “Borgo Ragazzi Don Bosco” di Roma e prima dell’incidente lavorava regolarmente. Dopo i primi momenti di disperazione per le sue condizioni e dopo diverse operazioni alla testa, finalmente la strada imboccata sembra sia quella di una completa riabilitazione, anche se ancora molto lunga. Sefìca è piccolina e magrolina, lo è sempre stata, ma è una combattente. In questi quasi 6 mesi di ospedale lei e la sua famiglia non si sono mai arresi.

                Il 13 giugno, giorno del suo compleanno, ha voluto fare una festa nella clinica in cui è ricoverata. A quella festa ha invitato tutti, voleva che tutti passassero almeno a prendere una pizzetta o un pezzo di torta; sono passati medici, infermieri e soprattutto altri pazienti e familiari, suoi compagni in quel luogo di sofferenza. C’erano anche i suoi amici ed educatori del “Borgo”.

                “È stata una scena bellissima, commovente, nella sua assoluta semplicità – ha commentato uno di loro –. La storia di tanti che soffrono ogni giorno, che combattono con la malattia o con la sofferenza in generale. La storia di chi ce la fa e di chi non ce la fa. Ma questa è anche la storia di chi capisce che anche nella sofferenza si può vivere la condivisione. La lezione stavolta ci viene dalla comunità rom ed è una lezione di grande umanità. Impareremo un giorno (tutti) a guardarci e a vivere come persone?”

                Fonte: Borgo Ragazzi Don Bosco

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